LA FOTO

"La guerra è guerra, e non c'è principio o ideale che ne meriti una...lo dice anche la storia: nessuno vince!"

La Foto” scandisce in quattro tempi l’evento della guerra: la grande illusione, lo stallo, la carneficina, la rivoluzione e la pace.

Abbiamo scelto di focalizzare la nostra attenzione su uno scorcio di vita quotidiana troppo spesso dimenticato, inserendo in una cornice di storia veneta tipologie femminili universali. Attraverso lo studio filologico e “microstorico” di ambientazioni e costumi, abbiamo delineato tre guerre personali di tre donne assai diverse, coi loro drammi e i loro differenti valori. Travolte dagli avvenimenti, le tre sorelle protagoniste della storia riescono tuttavia a non subirli ma a viverli pienamente, con il coraggio estremo ma non sempre consapevole della loro forza tutta femminile. 

Durante la Grande Guerra, abbandonati i loro ruoli di mogli, madri e figlie, molte donne si sono ritrovate a doversi sostituire nei lavori lasciati dagli uomini chiamati a combattere al fronte, dedicandosi a un mestiere: postine, autiste di tram, operaie specializzate nella realizzazione di esplosivi e proiettili, impararono a montare fucili e a lavorare il tornio. Nelle circolari ministeriali del 1916 si parlò di una sostituzione delle donne negli stabilimenti militari di produzione bellica dell'80%. 

Si trattò di un primo passo verso la parificazione dei diritti e verso l'emancipazione che portarono molte donne alla consapevolezza di non dover essere relegate solo in ruoli stereotipati.
Non andò esattamente come alcune donne avevano iniziato a sognare: il tempo del riconoscimento dei diritti sarebbe stato lungo e tutto fu rimandato ad un futuro imprecisato, mentre troppi erano gli interessi, alla fine del conflitto, a far ritornare tutto come prima.

Ma il prezzo pagato dalla società civile e soprattutto da tante donne escluse dalla dignità della storia, aveva ormai innescato un processo dal quale non si poteva più tornare indietro.

“Il teatro non è indispensabile. Serve solo ad attraversare le frontiere fra te e me” (J. Grotowski)

 

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