“Il teatro non è indispensabile. Serve solo ad attraversare le frontiere fra te e me” (J. Grotowski)

 

© 2020 ASSOCIAZIONE ARTISTICA TEATRO DELLE ORTICHE

IL MONDO D'AUTORE

Dal 2018, abbiamo iniziato ad approfondire alcuni dei maggiori autori teatrali moderni. Il fil rouge è sempre l’attualizzazione delle rappresentazioni e il nostro personale adattamento (di regia e di scelte stilistiche). Le tematiche scelte affrontano, dalla commedia al dramma, i conflitti sociali e le contraddizioni dell’individuo.

COSÌ È (SE VI PARE)

di Luigi Pirandello

regia di Vittorio Attene

costumi di Caterina Riccomini

costumi e scene di Caterina Riccomini e Rossana de Gaetano

musiche di Vittorio Attene

 

Ed ecco, signori, come parla la verità. Siete contenti?

La storia ruota intorno alle discussioni animate di un gruppo di “curiosi” impegnati a scambiarsi continue illazioni sullo “stranoménage di un marito, una moglie misteriosa ed una suocera giunti da poco in paese, provenienti dalla Marsica, una città distrutta dal terremoto . Tutti hanno una chiara missione: verificare ed accertare, conquistare famelicamente una verità – a quanto pare unica fonte di sicurezze - addirittura interrogando e costringendo, se necessario, i fantomatici responsabili.

 

La realtà viene percepita da ciascuno in modo diverso, generando così una mancanza di comunicazione fra le persone. “Così è (se vi pare)” è un classico attualissimo in questa società voyeuristica, dove campeggiano i reality show, dove tutti credono di avere in mano il senso della verità, dove bisogna a tutti i costi sopravvivere alla paura della solitudine, dell’annullamento. Un viaggio introspettivo dentro noi stessi, che ci introduce al dubbio, all’incertezza, alla complessità di ciò che sta dietro ad ogni essere umano e alla sua maschera.

La vita e il pensiero dell’Autore hanno rappresentato preziosa fonte di ispirazione nella messa in scena di questo adattamento. Il tema della pazzia ha segnato duramente Luigi Pirandello, tanto nella sfera privata quanto nei suoi lavori, dove è spesso rappresentata come unica possibile via di fuga da una realtà ben peggiore. Inevitabile è stato il collegamento con l'origine della corrente artistica del surrealismo. André Breton, padre del movimento, lavorò in gioventù presso un ospedale psichiatrico e trovò stimolante la tecnica freudiana dell'associazione di libere idee nell'esplorazione del mondo interiore. I pazzi sono infatti vittime della loro stessa immaginazione, proprio come i protagonisti dell'opera di Pirandello. Abbiamo quindi spaziato da Dorothea Tanning a Salvador Dalì, da De Chirico a Magritte, cercando le affinità tra il senso dell'opera pittorica e il profilo psicologico dei personaggi.

E se dunque di maschere si parla, anche la scenografia ne è dominata. Un grande specchio campeggia al centro della scena ed è infranto prepotentemente proprio da una valanga di maschere, alcune rilassate, altre terribili e inquietanti. Lo specchio rimane l'unico mezzo che ci permette di "riflettere" la nostra immagine e di farlo anche sul nostro essere. Secondo Pirandello è anzi l'unico mezzo che ci concede un "riconoscimento". La "riflessione" può rivelarsi terribile e dolorosa, addirittura insopportabile, a tal punto che solo le maschere forse possono soccorrerci, salvandoci dalla follia.

 

L'IMPORTANZA DI ESSERE ONESTO

di Oscar Wilde

regia di Vittorio Attene

costumi e scene di Caterina Riccomini e Maria Ieranò

musiche di Vittorio Attene

Dal momento in cui Agenore mi disse di avere un amico di nome Onesto, ho sentito che ero destinata ad amarvi”.

Commedia divertente e ironica, caustica e dissacrante, in cui primeggiano l'intrigo, l'equivoco, i non-sense e la feroce condanna dei pilastri dell’angusta società vittoriana.
Giovanni Worthing, uomo dagli sconosciuti natali, vive in campagna insieme a Cecilia, una ragazza diciottenne su cui esercita la tutela, e con l'istitutrice di quest'ultima, Miss Prism. Decide di recarsi a Londra e di frequentare i salotti cittadini presentandosi come Onesto: in realtà intende soprattutto visitare la casa dell'amico Agenore Moncrieff, allo scopo di incontrarne la cugina Guendalina, della quale è intenzionato a chiedere la mano.

Questa «commedia frivola per persone serie» ritrae un arguto e pungente scorcio dell’aristocrazia inglese, un mondo dove la forza degli individui risiede in quello che dicono e non in quello che fanno, nel blasone e non nelle idee. Ernesto (Onesto) è l’uomo che tutte le dame – e non solo... – vorrebbero avere. E per aggiudicarselo sarebbero disposte a tutto. Vanno così in scena, complici inconsapevoli, fiducia e finzione, sincerità e calcolo, onestà e manipolazione, in un’esplosione ininterrotta di battute sferzanti, molte delle quali memorabili come aforismi.

Ci siamo lasciati guidare dal senso di ambiguità costante della storia, a tratti quasi non-sense e dalla continua ricerca del bello, tutti elementi ben noti del pensiero e della vita di Oscar Wilde. La decisione di rendere omaggio all'autore, alla sua ideologia e anche al suo stile di vita, ha guidato alcune scelte registiche e di caratterizzazione dei personaggi ma anche la creazione dei costumi e le scenografie, con richiami a Jean-Paul Gaultier e al capovolgimento dei cliché di genere fino ad arrivare a Lewis Caroll e al mondo di Alice.

 

I personaggi si muovono continuamente da un salotto all'altro “in virtù dell’apparenza” e rappresentano quasi dei tipi fissi, che non vivono una reale evoluzione psicologica, ingabbiati da quello che loro stessi inseguono e alla continua ricerca di escamotage per scappare. “L’importanza di essere Onesto” è ricca di paradossi ed è essa stessa un paradosso: un nome può essere davvero più importante di una persona. E, dopo aver riso per il lato umoristico della faccenda, non resta che riflettere e domandarsi quanto ciò accada spesso nella realtà.