COSÌ È (SE VI PARE)

Ed ecco, signori, come parla la verità. Siete contenti?

La storia ruota intorno alle discussioni animate di un gruppo di “curiosi” impegnati a scambiarsi continue illazioni sullo “stranoménage di un marito, una moglie misteriosa ed una suocera giunti da poco in paese, provenienti dalla Marsica, una città distrutta dal terremoto . Tutti hanno una chiara missione: verificare ed accertare, conquistare famelicamente una verità – a quanto pare unica fonte di sicurezze - addirittura interrogando e costringendo, se necessario, i fantomatici responsabili.

 

La realtà viene percepita da ciascuno in modo diverso, generando così una mancanza di comunicazione fra le persone. “Così è (se vi pare)” è un classico attualissimo in questa società voyeuristica, dove campeggiano i reality show, dove tutti credono di avere in mano il senso della verità, dove bisogna a tutti i costi sopravvivere alla paura della solitudine, dell’annullamento. Un viaggio introspettivo dentro noi stessi, che ci introduce al dubbio, all’incertezza, alla complessità di ciò che sta dietro ad ogni essere umano e alla sua maschera.

La vita e il pensiero dell’Autore hanno rappresentato preziosa fonte di ispirazione nella messa in scena di questo adattamento. Il tema della pazzia ha segnato duramente Luigi Pirandello, tanto nella sfera privata quanto nei suoi lavori, dove è spesso rappresentata come unica possibile via di fuga da una realtà ben peggiore. Inevitabile è stato il collegamento con l'origine della corrente artistica del surrealismo. André Breton, padre del movimento, lavorò in gioventù presso un ospedale psichiatrico e trovò stimolante la tecnica freudiana dell'associazione di libere idee nell'esplorazione del mondo interiore. I pazzi sono infatti vittime della loro stessa immaginazione, proprio come i protagonisti dell'opera di Pirandello. Abbiamo quindi spaziato da Dorothea Tanning a Salvador Dalì, da De Chirico a Magritte, cercando le affinità tra il senso dell'opera pittorica e il profilo psicologico dei personaggi.

E se dunque di maschere si parla, anche la scenografia ne è dominata. Un grande specchio campeggia al centro della scena ed è infranto prepotentemente proprio da una valanga di maschere, alcune rilassate, altre terribili e inquietanti. Lo specchio rimane l'unico mezzo che ci permette di "riflettere" la nostra immagine e di farlo anche sul nostro essere. Secondo Pirandello è anzi l'unico mezzo che ci concede un "riconoscimento". La "riflessione" può rivelarsi terribile e dolorosa, addirittura insopportabile, a tal punto che solo le maschere forse possono soccorrerci, salvandoci dalla follia.

“Il teatro non è indispensabile. Serve solo ad attraversare le frontiere fra te e me” (J. Grotowski)

 

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