LE COGNATE

Germaine, sposata e con una figlia che detesta, decide in seguito ad una straordinaria e inaspettata vincita di un milione di punti, di organizzare nella sua cucina un vero e proprio party invitando parenti e amiche. Ma si sa che la fortuna spesso genera invidia in chi fortunata non lo è mai stata...

Il variegato gruppo di protagoniste che abita la cucina di Germaine si racconterà in tutta la sua miseria e pochezza, piegate al Dio dello “spendi e vinci”, delle lotterie a basso costo, del “Ho vinto qualche cosa?”, scontente della loro vita, dei loro figli ingrati e dei loro mariti bruti e inutili. Vittime inconsapevoli di un “Material world”, mai presenti a se stesse, queste donne vivono sognando un domani più luminoso, talvolta sfiorato ma negato dalla paura di diventare altro da ciò che la “comunità” e loro stesse hanno deciso di essere per sempre. Sono piccole guerriere pronte a tutto per un lampo di felicità nella loro vita…un lampo fatto da un milione di punti.

A soli ventitré anni, nel 1965, Tremblay aveva scioccato il teatro canadese, portando in scena in dialetto quebecchese una grottesca galleria di quindici comari operaie (ridotte a otto protagoniste nel nostro adattamento). Scritta negli anni del massimo impulso del consumismo, è considerato il capolavoro della drammaturgia canadese, per lo straordinario equilibrio di comicità e tragedia, di linguaggio popolare e struttura moderna. Con le sue irresistibili trovate, Tremblay sa descrivere con sensibilità il vuoto esistenziale di vite di donne, piegate dal perbenismo e dal malumore, tutte casa, chiesa e centro commerciale.

L’asprezza e l’assoluta attualità del testo ci hanno fornito una rilettura fortemente pop: colori e tinte forti, sia nelle scelte stilistiche che nei toni e negli atteggiamenti dei personaggi, dominano la scena, così come anche le scelte musicali, assolutamente moderne, dagli Abba a Madonna.

Il chiacchiericcio di convenienza delle comari si alterna a coretti intimidatori contro chi sgarra dalle regole. L’azione si blocca in deliziosi quadretti stupefatti al pensiero dell’oppio serale della tv, si scatena in una tombola dionisiaca, si ghiaccia in monologhi interiori che squarciano le maschere. Tra bollini, rivelazioni e matrimoni più o meno infelici, il crescendo di situazioni comiche finirà con il coprire veri e propri baratri di solitudine e dolore, dando forma a una vera e propria “tragicommedia rosa”.

“Il teatro non è indispensabile. Serve solo ad attraversare le frontiere fra te e me” (J. Grotowski)

 

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